Declaraciones y comunicados

Gli incendi In Amazzonia sono crimini politici di Bolsonaro: si deve agire

Dichiarazione Del Gruppo Di Lavoro Di Ecologia Politica Di Clacso (Italiano)

Le recenti immagini che stanno circolando per il mondo sugli incendi in Amazzonia, nel Pantanal, nel Cerrado e nel Chaco, così come le nuvole di fumo sulla città di Sao Paolo, non sono coincidenze climatiche, ma il risultato dell’avanzata del neo-estrattivismo e della deforestazione vorace intensificata dalle politiche criminali del governo Bolsonaro. Questo governo, si nasconde dietro un’apparenza di legalità per spingere una politica delinquenziale contro i più basici diritti umani e contro i diritti della natura. Il gigantesco confine di fuoco che sta distruggendo l’Amazzonia costituisce uno dei capitoli più aberranti dei suoi crimini politici e merita il più urgente e attivo ripudio di tutta la comunità politica.

Durante tutta campagna elettorale dello scorso anno (da agosto ad ottobre), Bolsonaro ha supportato le milizie, i grandi proprietari terrieri, i ladri di legname, i minatori illegali e tutti quelli che hanno un interesse nel saccheggio delle risorse naturali; col suo appoggio, i crimini ambientali, la violenza contro i capi e le cape dei movimenti contadini, gli indigeni e gli ambientalisti sono rampanti e rimangono impuniti.

Le prime azioni da quando ha preso il potere, sono state dirette ad allentare o direttamente a sopprimere, le regolamentazioni ambientali e i diritti dei popoli indigeni (MP 870/2019). In aggiunta ad una narrativa esplicitamente razzista, dai suoi live su Facebook, ha incentivato i delinquenti con promesse di legalizzare il settore minerario e le piantagioni di soia all’interno dei territori indigeni. I ministri del governo Bolsonaro sistematicamente perseguono funzionari e ispettori e contemporaneamente eliminano i fondi per le operazioni atte all’applicazione della legge, per esempio togliendo l’appoggio alla Polizia Federale per la Protezione Ambientale (Ibama).

Le immagini degli incendi nell’Amazzonia brasiliana che oggi indignano (o dovrebbero indignare) tutto il mondo, sono i risultati di queste politiche. L’Istituto Nazionale di Investigazione Spaziale (INPE, che Bolsonaro ha attacato con accuse di fakenews, censura e intervento politico) ha registrato più di 73 mila incendi in questo periodo dell’anno; un aumento dell’83% rispetto allo scorso anno, dopo un aumento del 278% della deforestazione nel mese di luglio, mentre una riduzione del 30% delle multe da parte dell’agenzia di ispezione ambientale (Ibama) Questi fuochi sono alimentati da azioni criminali che vanno di pari passo con la voracità estrattivista, con l’agribusiness, col settore minerario di larga scala, con la deforestazione, con l’accaparramento speculativo della terra. Con ogni incendio, avanzano anche la distruzione dei fiumi e della biodiversità, la contaminazione delle acque, dell’aria e del suolo; gli assassinii, le torture e le persecuzioni dei popoli indigeni e delle comunità tradizionali (ribeirinhos, campesini, quilombolas), e le morie di massa della fauna locale. Con ogni incendio, si rinnova anche la minaccia di sterminio di questi popoli/culture, così come anche di altrespecie.

Gli incendi che qui denunciamo e ripudiamo non divampano solo in Brasile; ci sono anche fuochi originati in Bolivia e Paraguay dagli stessi motori e dagli stessi attori: l’insicurezza e la responsabilità politica di questi crimini sono da attribuire anche ai governi di questi paesi, e, in generale, a tutti i governi che, indipendentemente dagli orientamenti ideologici, hanno sostenuto la voracità estrattivista in corso.

Infatti, il piano sistematico di distruzione dell’Amazonia non è iniziato con Bolsonaro né è ristretto al suo governo. Tuttavia, dal suo arrivo al potere, si è stato verificato un giro perverso di accelerazione, intensificazione e impunità. Questa sconvolgente avanzata del neoestrattivismo, la deforestazione selvaggia, e gli incendi incontrollati in un contesto di aridità, seguono la chiave del capitalismo attuale e la sua tendenza all’ecocidio. La distruzione e gli effetti provocati da queste politiche raggiungono non solo il bacino Amazzonico, ma anche importanti regioni sudamericane quali il Pantanal, il Cerrado e il Chaco. L’intensificazione di un modello di accumulazione basato nella depredazione sistematica dei beni naturali di questi territori, ci catapultano in una situazione di estrema gravità, non solo in Amazonia e per le sue popolazioni indigene, non solo in Sudamerica, bensì tutto l’insieme delle popolazioni umane che vivono sul nostro Pianeta Terra e da esso trovano sostentamento.

L’incendio dell’Amazonia è un ulteriore capitolo, e uno dei più gravi, del processo di devastazione che l’“economia moderna” esegue davanti i nostri occhi. Nel nome dello “sviluppo” e della “civilizzazione” stiamo osservando uno degli atti più estremi della barbarie umana. Sentiamo e diciamo – per noi stessi, non per “l’ambiente” – che non possiamo rimanere immobili di fronte a questo macabro spettacolo di morte su larga scala. Dal mondo accademico critico e impegnato nel sociale e nell’ambientalismo, lanciamo un appello urgente di ripudio attivo contro questo governo e contro le sue politiche criminali sull’Amazzonia. Lanciamo un appello di solidarietà per moltiplicare e coordinare le azioni in difesa dell’Amazonia e dei suoi popoli, guardiani della foresta e delle acque, al fine di fermare e condannare i crimini di lesa Natura e di lesa Umanità perpetrati dal governo Bolsonaro.

Firma: accademici e ricercatori di oltre 50 università in America Latina ed Europa.

AMÉRICA LATINA:

Brasil: Felipe Milanez, Camila Moreno, Stephanie Salgado, Luiz Marques, Ricardo Folhes, Caetano De’ Carli, Daniel Jeziorny, Elaine Santos, Cláudia Guedes, Marcos Leite De Matos Todt, Cláudia Guedes, Salvador Schavelzon, Laila Thomaz Sandroni, Gilca, Garcia de Oliveira, Roberto Araújo de Oliveira Santos Júnior,  Laila Sandroni, Eduardo Neves, Vanessa Empinotti, Ricardo Theophilo Folhes, Edna Castro, Thiago Cardozo, Gilca Garcia de Oliveira, Íñigo Arrazola Aranzabal, Adriana Bravin.

Argentina: Horacio Machado Aráoz, Maristella Svampa, Paula Damico, Ana Carballo, María Gabriela Merlinsky, Nazaret Castro, Ariel M. Slipak, Marian Sola Alvarez, Jonatán Andrés Núñez, Laura Álvarez, Gabriela Wyczykier, Lucrecia Wagner, Facundo Rojas, Pablo Bertinat, Leticia Sadi, Sofia Astelarra, Cecilia Anigstein, Pablo Jorge Bertinat, Juan Antonio Acacio, Melisa Argento, Julieta Godfrid, Martín Kazimierski, Gustavo Romeo, Martina Gamba, Bruno Fornillo.

Chile: Beatriz Bustos, Francisca Fernández, María Fragkou, Evelyn Arriagada, Santiago Urrutia Reveco.

Colombia: Denisse Roca Servat, Catalina Toro Pérez, Tatiana Roa Avendaño, Patricia Noguera, Laura Gutiérrez, Yusmidia Solano Suárez, John Fitzgerald Martinez, Mario Alejandro Pérez Rincón, Paola Marcela Trivino Cruz, Juan Camilo Cajigas, Johan Ardila Espinel, Ximena Osorio Osorio, Mauro Carvajal Guerrero, Camilo Salcedo Montero, María Luisa Eschenhagen, Ana Isabel Márquez Pérez, Yusmidia Solano.

Costa Rica: Grettel Navas.

Cuba: Maydi Bayona, Gilberto Javier Cabrera Trimiño, Yolanda Wood.

Ecuador: Melissa Moreano, Elizabeth Bravo.

Honduras: Sofia Marcia, Carlos Alberto Alvarado Hernández, Orlando David Murillo Lizardo.

México: Enrique Leff, Víctor Toledo Manzur, Mina Lorena Navarro, Omar Felipe Giraldo, Aída Luz López, Flor Mercedes Rodríguez Zornoza, Mariana Elkisch, Raquel Gutiérrez Aguilar, Ezer May May, Sergio Prieto Díaz, Lucia Linsalata, Úrsula Hernández, Sandra Rátiva Gaona.

Nicaragua: Mario Sánchez.

Perú: Gisselle Vila Benites, Raquel Neyra, Luis Felipe Torres Espinoza.

Puerto Rico: Gustavo García.

Venezuela: Edgardo Lander, Emiliano Terán Mantovani.

EUROPA:

Bélgica: Robin Larsimont.

España: Joan Martínez Alier.

Francia: Mina Kleiche.

Italia: Salvatore Engel-Di Mauro.

Agosto de 2019
Grupos de Trabajo CLACSO
Ecología política

Esta declaración expresa la posición de los miembros de los Grupos de Trabajo Ecología política y no necesariamente la de los centros e instituciones que componen la red internacional de CLACSO, su Comité Directivo o su Secretaría Ejecutiva.